MOSTRA CATALOGNA BOMBARDATA A SPOLETO

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Sesto incontro dedicato alla “Grande Guerra “come evento fondatore del 900

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MANGANELLI E RESPINGIMENTI

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CENTO ANNI DAL 1917 -LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE –

 

 



Il Centro Filippo Buonarroti, presenta la nuova Agenda 2018,in occasione del centesimo anniversario della ” Rivoluzione d’Ottobre “

L’Ottobre Rosso del 1917,può essere ancora un insegnamento per i compiti del presente?

La Rivoluzione avvenuta esattemente 100 anni fa, in un paese in via di sviluppo ma arretrato e periferico, ci può dire come essere comunisti oggi, nel terzo millennio nell’attuale mondo globalizzato?

Rispondiamo che il movimento rivoluzionario non può che imparare dalle sue lotte,dalle sue vittorie e dalle sue sconfitte. In questo la battaglia del 1917 è una esperienza fondamentale, il partito bolscevico riuscì a trasformare una guerra imperialista in rivoluzione, mostrando al proletariato internazionale la via da seguire.

L’attuale organizzazione sociale non ha eliminato le contraddizioni esistenti 100 anni fa, anzi se vogliamo le ha esasperate, nuovi venti di guerra soffiano sul mondo, migliaia di esseri umani, spinti dalla povertà o dai conflitti militari, rischiano di morire ogni giorno, prima nel Mediterraneo adesso nel Sahara. Nazionalismo, populismo e xenofobia sono ormai ideologie diffuse,ordine e sicurezza vengono reclamati da tutte le forze politiche per aumentare il loro consenso elettorale.

E’ questo il mondo che vogliamo ???

 

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LA MUSICA NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO NAZISTI a cura di Giorgio Ceccarelli Paxton

 

TEREZÍN – THERESIENSTADT

 

 

 

Risultati immagini per terezin cd

Il Bello non è che il principio dell’atroce

(Rainer Maria Rilke)

 

Io chiusa qui da filo spinato e lassù

La bianca nuvola che verso casa va.

Io qui chiusa da reticolati e poi sarò

Una bianca nuvola che a casa tornerà.

(Canti del Lager – Auschwitz ’45)

Dieci anni fa esatti uscì un cd che, anche oggi a dieci anni di distanza, suscita un grande interesse sia per il contenuto sia per la sua importanza storica e, non ultimo, per la caratura artistica degli interpreti.

Si tratta di ventuno brani liederistici e una Sonata per violino-solo in quattro tempi accomunati dal fatto di essere stati tutti scritti da compositori ebrei di varia nazionalità che persero la vita eccettuato uno) nei lager nazisti – principalmente Auschwitz – dopo essere passati per il campo di concentramento di Terezín, nella Repubblica Ceca, in tedesco Theresienstadt  (per maggiori informazioni cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Theresienstadt).

Il “ghetto-modello” di Theresienstadt fu un campo di concentramento ipocritamente e perversamente “agevolato”. Nelle intenzioni propagandistiche dei nazisti esso doveva presentarsi al mondo come una accogliente cittadina in cui ebrei di tutte le nazionalità conducevano una vita artistica normale e vitale. Parzialmente amministrata da un consiglio ebraico, la sua struttura presentava una Organizzazione per il tempo libero (Freizeitgestaltung) nell’ambito della quale avevano luogo teatro e seminari di studio, opere, cicli di conferenze e concerti di musica da camera, esibizioni di orchestre, corali, di un complesso jazz e persino cabaret. Rimase in funzione dal febbraio 1942 all’ottobre 1944.

Tutto vero e tutto ben organizzato. Peccato che Theresienstadt fosse l’anticamera di Auschwitz o di Mathausen sia per i compositori, sia per i musicisti sia per gli ascoltatori. Continua a leggere

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PROVE DI LETTURA dentro una fotografia

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AL DI SOPRA DELLA SPINA Incontro con le Rose di Laura Ricci

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DUE INCONTRI AD AVELLINO DEL CENTRO PASQUALE MARTIGNETTI – II

A 150 ANNI DALLA PUBBLICAZIONE DEL
PRIMO LIBRO DEL CAPITALE DI KARL MARX
Incontro su
ANARCHIA DEL MERCATO MONDIALE
E FETICISMO DEL CAPITALE
Giovedì 29 giugno ore 16.30
Circolo della Stampa di Avellino
Corso Vittorio Emanuele II n°6

“… La corrispondenza con Engels, che si protrae sino alla morte di questi nel 1895, è il
grande avvenimento della sua vita. Anche perché l’amico di Marx, non dimenticando
l’opera svolta «per la diffusione delle nostre idee e dei miei scritti in Italia», non gli fa mai
mancare, oltre ai consigli, anche un aiuto pratico nei momenti di maggior bisogno…..
Un’attenzione di cui invece non gode quasi mai da parte degli altri socialisti italiani e dai
loro organi – e su tutti dalla Critica sociale di Filippo Turati – poco interessati alle questioni
teoriche e quindi non propensi alla pubblicazione delle sue traduzioni. Continua a leggere

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DUE INCONTRI AD AVELLINO DEL CENTRO PASQUALE MARTIGNETTI – I

A 150 ANNI DALLA PUBBLICAZIONE DEL
PRIMO LIBRO DEL CAPITALE DI KARL MARX
Incontro su
MERCIFICAZIONE DEI
RAPPORTI SOCIALI E
DISUMANIZZAZIONE
Venerdì 23 giugno ore 16.30
Circolo della Stampa di Avellino
Corso Vittorio Emanuele II n° 6

“….Di tendenze democratiche, nel 1877 inizia a collaborare al settimanale
milanese La Plebe ed acquista, dalla “Biblioteca di propaganda” dello stesso
organo, una traduzione francese del primo volume del Capitale di Marx. Il suo
studio «mi convertì al socialismo», confida anni dopo in una lettera a Engels. È
la svolta. Da quel momento lo studio, la traduzione e la divulgazione delle
opere dei maestri del socialismo diventa lo scopo principale della sua vita. Continua a leggere

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DAL CUORE DELLA BOEMIA, UNA MEMORIA E UN MONITO a cura di Ambra Laurenzi

Lidice è un piccolo paese della Repubblica Ceca, nel distretto di Kladno,  che nel 1942 faceva parte del Protettorato della Boemia-Moravia del terzo Reich.

Il 27 maggio 1942, la Resistenza organizzata dal governo cecoslovacco, in esilio a Londra, portò a segno il più importante obiettivo che si era prefissata: assassinare Reinhard Heydrich, una delle figure più influenti del regime nazista e governatore del Protettorato di Boemia-Moravia che per la sua ferocia venne soprannominato il boia di Praga.

Per questa missione,. furono selezionati Jan Kubiš e Josef Gabčik, addestrati in Scozia e paracadutati nel territorio qualche mese prima dell’attentato. L’organizzazione e l’esecuzione dell’attentato fu perfetta e Heydrich venne colpito nella sua auto mentre rientrava nella sua casa vicino a Praga, riportando ferite gravissime. Morì in ospedale il 4 giungo 1942.

                                                       Jan Kubiš e Josef Gabčik

Immediatamente venne proclamato lo stato d’emergenza e posta una taglia di 1.000.000 di reichmarks sulla testa dei colpevoli. La repressione fu durissima. Furono torturati e uccisi parenti e amici dei due attentatori che, dopo essersi rifugiati nella Chiesa ortodossa dei Santi Cirillo e Metodio, si suicidarono per non cadere nelle mani dei nazisti.

Ma tutto questo non fu sufficiente e come successiva rappresaglia  venne scelto Lidice, un piccolo paese a circa 20 km. da Praga, per scatenare una reppressione violentissima.                                          Lidice

Lidice era abitato da contadini, donne e bambini: poche case, il comune, la scuola e la chiesa.

Il 10 giugno 1942 tutti gli uomini vennero giustiziati a gruppi di 10, le donne e i bambini vennero portati a Kladno, a pochi km. di distanza e, dopo tre giorni, le donne, dopo essere state separate dai bambini, vennero caricate su camion e deportate nel campo di concentramento di Ravensbrück.

I bambini, da 1 a 16 anni, rimasti soli, vennero trasferiti a Lodz in un’area dove sorgeva la fabbrica tessile e non venne data loro alcuna cura. Solo alcuni di questi, con maggiori caratteristiche ariane vennero affidati a famiglie tedesche per essere rieducati.

Tutti gli altri bambini, ottantadue, vennero portati nel campo di sterminio di Chelmno per essere  gassati. Solo 17 si salvarono e, alla fine della guerra, riuscirono a tornare. Ma Lidice non esisteva più, fu dato alle fiamme e completamente raso al suolo.

Oggi il nuovo paese di Lidice, che faticosamente negli anni ha ricostruito un’identità, sorge limitrofo alle vecchie fondamenta ed è significativo che una via è stata dedicata a Marzabotto che  a sua volta, ha dedicato una via a Lidice.

                                           Celebrazioni del 10 giugno 2017

Lo spazio delle vecchie case è occupato da grandi prati verdi che ogni anno, il 10 giugno nell’anniversario dell’eccidio, si riempiono di persone, di gruppi, di delegazioni da ogni paese del mondo per rendere omaggio alle vittime e non disperdere la memoria di uno dei più esecrabili eccidi nazisti.

                                                                                                         

In un angolo dei prati, dal quale è possibile vedere tutta la vallata, è stato posto un commovente memoriale dedicato ai bambini realizzato da Marie Uchytilovà.

Sono rappresentati 42 bambine e 40 bambini, dai più piccoli ai più grandi, uniti da un destino sul quale, guardando i loro visi scolpiti,  pongono interrogativi.

Come, credo,  i bambini di Beslan o di Aleppo.

         

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