“ABIGAILLE ZANETTA maestra a Milano tra guerra e fascismo” Una figura di militante internazionalista

Pubblichiamo una recensione del libro redatta dal Prof.Vincenzo Orsomarso

A.Stevani Colantoni, C. A. Barberini, Abigaille Zanetta maestra a Milano tra guerra e fascismo, Edizioni Pantarei, Milano, 2016.

   Il volume preso in esame traccia un attento profilo della personalità, dell’opera politica e culturale di uno dei personaggi più rilevanti della scuola milanese dei primi decenni del Novecento, Abigaille Zanetta; maestra e militante socialista prima e comunista successivamente, attiva nelle lotte e nell’organizzazione della categoria magistrale e nel movimento femminile.   Il libro, come precisato nella Prefazione, è diviso in due capitoli: nel primo, La maestra cattolica diventa socialista, Angela Stevani Colantoni ricostruisce la formazione politica e culturale di Abigaille Zanetta nella Milano di inizio Novecento; nel secondo capitolo Carlo Antonio Barberini ripercorre l’itinerario e le battaglie politiche della Zanetta dagli anni della Prima guerra mondiale e del dopoguerra all’adesione al  P.C.d’I alle persecuzioni fasciste.  Il volume si chiude con due appendici che raccolgono alcuni scritti di Angela Stevani Colantoni: Breve storia dell’Unione Femminile, Ricordi di Antonio Banfi e la sua scuola, Associazioni politico-culturali della Milano del secondo dopoguerra e Antonio Gramsci tra idealismo crociano e materialismo marxista.

  Ritornando a Abigaille Zanetta, di profonde convinzioni cattoliche e proveniente da un piccolo paese del novarese, inizia l’attività di maestra a Milano nel 1901 inserendosi in posizione di rilievo nel mondo dell’assistenza, della beneficienza e della stampa cattolica; ma la complessa e contraddittoria trama sociale della metropoli milanese determinarono l’abbandono delle iniziali convinzioni e l’adesione nel 1910 al movimento socialista (cfr. p.9). Un passaggio di cui Stevani Colantoni rievoca i momenti nel quadro delle grandi trasformazioni economiche e sociali prodotte dal processo di industrializzazione che nel nostro paese si realizza nel primo decennio del’900.

   Già prima dell’adesione al socialismo, gli interventi su «Cooperazione Italiana», datati 1908 – 1909, e alcuni articoli precedenti, apparsi nel 1908 su «La scuola popolare», risultano incompatibili con una visione religiosa della vita e una morale tradizionale.  Zanetta in questi scritti si concentra sulla riforma degli ordinamenti scolastici ma soprattutto sollecita nella direzione di una pratica educativa capace di favorire lo sviluppo di un punto di vista critico sugli assetti sociali vigenti. A ciò si accompagna l’attenzione rivolta alla questione femminile, al problema dell’emancipazione delle donne che pone in relazione al «rapporto di coppia», all’«educazione nella famiglia e nella scuola», alla «trasmissione intergenerazionale di valori» (p. 35).  A tale proposito svolge un’accurata critica dell’educazione tradizionale, al motivo di fondo che la governa, quello di legittimare e riprodurre la condizione di subalternità delle donne e del proletariato.   Negli anni successivi  la scuola continua a rimanere il campo specifico dei suoi interessi e della sua attività pratica, infatti l’impegno maggiore è dedicato al funzionamento, ai programmi, ai convegni dell’Unione magistrale italiana.     Ma «la maestra moltiplica […] il suo impegno nelle più variegate iniziative assistenziali, solidaristiche, sindacali, culturali, politiche, siano esse di base o istituzionalizzate». Tra il 1910 ed il 1914 opera nell’ambito delle Società di mutuo soccorso, della Camera del lavoro di Milano, dell’Università popolare, della sezione milanese del Partito socialista, del comitato di redazione di «La difesa delle lavoratrici» (cfr. pp. 39-43).   La spedizione libica la trova ferma oppositrice e impegnata in una battaglia politica ed educativa contro la guerra e per il riscatto sociale del «“popolo lavoratore”», che passa – scrive il 26 marzo 1911- in primo luogo per un’emancipazione dall’inferiorità culturale «“alla quale non è dannato eternamente da nessun fato”», e da cui potrà «“redimersi, se avrà la costanza della sua opera di conquista”».    Affermazioni da cui traspare «il limite e l’illusione dell’educazionismo socialista», che finisce per sovrapporsi al processo politico (cfr. pp. 53-55)  e che era tipico, precisa Barberini nella seconda parte del libro, dei «socialisti italiani dell’epoca», «uno dei frutti avvelenati dell’ingenuo scientismo di impronta positivistica che caratterizzava allora in modo profondo il socialismo, non solo in Italia», incapace di cogliere la centralità della lotta teorica e dello sviluppo dell’organizzazione di politica di classe (cfr. p. 60).  In ogni caso la scuola rimane il terreno decisivo per la maturazione politica di Abigaille Zanetta, d’altronde è una delle questioni cruciali della società italiana tra i due secoli e l’estensione dell’obbligo incontrava le forti resistenze di molta parte delle forze politiche e sociali conservatrici.   Fu  proprio l’attenzione dei socialisti e del movimento sindacale alle tematiche della scuola e alle condizioni dei maestri  il fattore che favorì il progressivo avvicinamento della maestra del novarese all’attività sindacale prima e al PSI dopo.   L’intelligenza, l’efficacia oratoria e le capacità organizzative, insieme alla dedizione e alla serietà che caratterizzarono fin dall’inizio il suo impegno militante, la portarono ad assumere crescenti responsabilità negli organismi dirigenti del socialismo milanese e a svolgere un ruolo di rilievo nella costituzione del  gruppo della Sinistra socialista milanese al fianco di Bruno Fortichiari e Luigi Repossi. Tutti e tre accomunati dalla scelta rivoluzionaria e antimilitarista, dalla rilevanza attribuita al lavoro politico-organizzativo, dalla diffidenza tanto verso il riformismo turatiano quanto verso le illusioni barricadiere dei massimalisti che prima della guerra avevano trovato a  Milano in Mussolini il nuovo leader (cfr. p. 66).   L’impegno di Zanetta contro la guerra è totale e spazia dalla sua attività di propaganda alla generosa battaglia intrapresa nella scuola contro il dilagante patriottismo che le costa la prigione e il confino (cfr. p. 83). Mentre gran parte degli insegnanti cede alle sirene della propaganda nazionalista, spesso illusi che l’impegno nell’opera di persuasione e comprensione dei motivi della guerra, tra le persone più lontane dall’accettarla, avrebbe fatto loro guadagnare nel futuro una maggiore considerazione del loro ruolo e un migliore trattamento economico e giuridico (Cfr. L. Bellatalla e G. Genovesi, La grande Guerra. L’educazione in trappola, Roma, Aracne, 2015, p. 35).   Anche nel primo dopoguerra l’impegno prioritario rimane quello della scuola e dell’educazione in generale come dimostra la sua partecipazione nel 1925 al Congresso internazionale socialista della scuola e il viaggio a Mosca come membro di una delegazione incaricata di visitare le istituzioni scolastiche della Russia sovietica.   Colpita duramente dal regime fascista venne sospesa dall’insegnamento e arrestata, ritornata in libertà, ma privata di quel lavoro che per lei era ragione di vita e in condizioni di salute molto precarie, si impegnò per quanto le fu possibile nel Soccorso Rosso aiutando le vittime della repressione e le loro famiglie.   Il merito del volume di cui finora abbiamo esposto sommariamente alcuni dei contenuti, è quello di consentire al lettore di cogliere il particolare spessore politico e morale della maestra e della militante Abigaille Zanetta, a cui va il merito di aver compreso lucidamente, sul terreno della pratica pedagogica e politica, il nesso inscindibile tra scuola e società, tra emancipazione culturale e politica. Una consapevolezza che, maturata nel corso della complessa e contraddittoria trasformazione industriale del primo Novecento, rappresentò la ragione di fondo di una difficile scelta di vita fatta negli anni più travagliati del secolo scorso.

Vincenzo Orsomarso

 

 

 

 

 

 

 

 

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