DAL CUORE DELLA BOEMIA, UNA MEMORIA E UN MONITO a cura di Ambra Laurenzi

Lidice è un piccolo paese della Repubblica Ceca, nel distretto di Kladno,  che nel 1942 faceva parte del Protettorato della Boemia-Moravia del terzo Reich.

Il 27 maggio 1942, la Resistenza organizzata dal governo cecoslovacco, in esilio a Londra, portò a segno il più importante obiettivo che si era prefissata: assassinare Reinhard Heydrich, una delle figure più influenti del regime nazista e governatore del Protettorato di Boemia-Moravia che per la sua ferocia venne soprannominato il boia di Praga.

Per questa missione,. furono selezionati Jan Kubiš e Josef Gabčik, addestrati in Scozia e paracadutati nel territorio qualche mese prima dell’attentato. L’organizzazione e l’esecuzione dell’attentato fu perfetta e Heydrich venne colpito nella sua auto mentre rientrava nella sua casa vicino a Praga, riportando ferite gravissime. Morì in ospedale il 4 giungo 1942.

                                                       Jan Kubiš e Josef Gabčik

Immediatamente venne proclamato lo stato d’emergenza e posta una taglia di 1.000.000 di reichmarks sulla testa dei colpevoli. La repressione fu durissima. Furono torturati e uccisi parenti e amici dei due attentatori che, dopo essersi rifugiati nella Chiesa ortodossa dei Santi Cirillo e Metodio, si suicidarono per non cadere nelle mani dei nazisti.

Ma tutto questo non fu sufficiente e come successiva rappresaglia  venne scelto Lidice, un piccolo paese a circa 20 km. da Praga, per scatenare una reppressione violentissima.                                          Lidice

Lidice era abitato da contadini, donne e bambini: poche case, il comune, la scuola e la chiesa.

Il 10 giugno 1942 tutti gli uomini vennero giustiziati a gruppi di 10, le donne e i bambini vennero portati a Kladno, a pochi km. di distanza e, dopo tre giorni, le donne, dopo essere state separate dai bambini, vennero caricate su camion e deportate nel campo di concentramento di Ravensbrück.

I bambini, da 1 a 16 anni, rimasti soli, vennero trasferiti a Lodz in un’area dove sorgeva la fabbrica tessile e non venne data loro alcuna cura. Solo alcuni di questi, con maggiori caratteristiche ariane vennero affidati a famiglie tedesche per essere rieducati.

Tutti gli altri bambini, ottantadue, vennero portati nel campo di sterminio di Chelmno per essere  gassati. Solo 17 si salvarono e, alla fine della guerra, riuscirono a tornare. Ma Lidice non esisteva più, fu dato alle fiamme e completamente raso al suolo.

Oggi il nuovo paese di Lidice, che faticosamente negli anni ha ricostruito un’identità, sorge limitrofo alle vecchie fondamenta ed è significativo che una via è stata dedicata a Marzabotto che  a sua volta, ha dedicato una via a Lidice.

                                           Celebrazioni del 10 giugno 2017

Lo spazio delle vecchie case è occupato da grandi prati verdi che ogni anno, il 10 giugno nell’anniversario dell’eccidio, si riempiono di persone, di gruppi, di delegazioni da ogni paese del mondo per rendere omaggio alle vittime e non disperdere la memoria di uno dei più esecrabili eccidi nazisti.

                                                                                                         

In un angolo dei prati, dal quale è possibile vedere tutta la vallata, è stato posto un commovente memoriale dedicato ai bambini realizzato da Marie Uchytilovà.

Sono rappresentati 42 bambine e 40 bambini, dai più piccoli ai più grandi, uniti da un destino sul quale, guardando i loro visi scolpiti,  pongono interrogativi.

Come, credo,  i bambini di Beslan o di Aleppo.

         

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